Padre Moschetti – LA PAROLA NEL SILENZIO – La difficile missione in Sud Sudan

Nairobi, 11 Agosto 2015

Carissimo amica, Carissimo amico! Pace a te!

Come stai? Ti penso bene…..

LA PAROLA NEL SILENZIO

È il titolo di un libretto che la mia guida spirituale mi ha dato all’inizio del mio ritiro spirituale al Mwangaza Spiritual Center dai Gesuiti a Nairobi (Kenya) dove sono venuto per fare qualche incontro e anche per fermarmi una settimana a pregare, riposare e chiedere consiglio al Signore….! E così ho trovato il tempo e la voglia di scrivere la mia lettera agli amici che non scrivevo da ormai così tanto tempo. E in questo ritiro ho sentito la preghiera e il sostegno di molti di voi e di chi mi vuole bene. Anche io ho pregato molto per te e per tutti coloro a me cari e per le tante situazioni di morte e sofferenza che conosco e che esistono in questo mondo.

Sì carissimo amico/a! Ho davvero voglia di condividere un po’ di tutto ciò che ho vissuto in questi anni di missione e servizio qui in Sud Sudan. Una missione difficile e dura che ci richiede tanta energia, pazienza, resistenza, umiltà, saggezza e tanta preghiera. Imbevuta logicamente anche di tanta passione per la missione, per la gente e per il Regno di Dio che avanza….nonostante i segni funesti di una guerra civile e le nostre debolezze e fragilità!! Ma Lui non ci abbandona mai…..e ce lo fa notare “ogni tanto…..”!!

Dicevo del libretto che la mia premurosa guida spirituale gesuita, Fr. Bernie, mi ha consigliato all’inizio del mio ritiro. Il titolo è appunto: WORD INTO SILENCE di John Main, OSB – Paulist Press New York/Ramsey, 1980. Ve lo consiglio se avete l’occasione di poterne avere una copia. È per coloro che desiderano entrare in una dimensione più profonda di preghiera e di “meditazione-contemplazione” in maniera semplice e immediata. È in inglese e spero che si possano trovare ancora in giro qualche copia, magari anche in italiano. È stata anche per me una bella scoperta e inclusiva del mio modo di pregare che già avevo. Vivere il silenzio è qualcosa di straordinario e necessario per tutti noi. La meditazione non è il momento delle parole o dei pensieri ma al contrario del silenzio assoluto. Prima di entrare nella Parola di Dio che sta già in noi, dobbiamo prima avere il coraggio di cercare e di vivere il silenzio di più dentro di noi. Dobbiamo ascoltare, concentrarci e attendere, piuttosto che pensare. In tutta semplicità. È un cammino e anche io mi sto avviando in questo percorso nuovo di scoperta della mia vita spirituale e comunitaria. Anche perché qualche secolo fa, San Bonaventura scriveva a riguardo della comunione con Dio e gli altri: “La con­templazione è tanto più elevata quanto più l’uomo sente in sé l’effetto della grazia divina e quanto più sa riconoscere Dio nelle altre creature ».

Quindi c’è un mistero nascosto da contemplare in una foglia, in un sentiero, nella rugiada, nel volto di un povero. L’ideale non è solo passare dall’esteriori­tà all’interiorità per scoprire l’azione di Dio nell’a­nima, ma anche arrivare a incontrarlo in tutte le cose e le persone. È questo l’invito che ti faccio all’inizio di questa mia lettera agli amici. So che nella nostra società e nel mondo c’è un grande bisogno di recuperare la dimensione interiore della persona. Siamo troppo protesi fuori di noi per affermare la nostra personalità, il nostro fare e lavorare. Ma ci dimentichiamo di crescere nella dimensione interiore che è il centro e fulcro di tutto il nostro essere. E infatti la mancanza di felicità e di motivazione di vita che esistono nel mondo occidentale è dovuto proprio a questo abbandono dell’interiorità e nel trovare quel giusto equilibrio fra vita interiore ed esteriore che tutti abbiamo. Ma a volte rimaniamo dei “nani” nella crescita interiore e magari siamo degli eruditi e professionali in quella esteriore…..ma sempre “nani” rimaniamo. E questo non è solo per chi crede in Dio…. ma anche per chi si dice ateo.

Voglio lasciarvi qui di seguito una preghiera intitolata “FIDUCIA” di un famoso teologo Teilhard de Chardin che per “caso” un’altra guida spirituale ci ha condiviso durante la sua omelia in uno dei giorni di ritiro. L’ho trovata molto bella e consona a ciò che molto spesso vivo e viviamo. Siamo tutti impazienti di raggiungere la meta e i nostri obiettivi. Ma l’opera di Dio a volte è molto più lenta di ciò che noi pensiamo…. ma ha i tempi giusti e necessari per far maturare situazioni e persone. E magari non come volevamo noi. Anche questa è Provvidenza….un’invito alla Fiducia!

MARANATHA’! Vieni Signore Gesù!

FIDUCIA

Prima di tutto confida nella lenta opera di Dio.
Noi siamo, quasi naturalmente, impazienti di raggiungere l’obiettivo senza ritardi.
Vorremmo saltare le fasi intermedie.
Siamo impazienti di essere in cammino verso qualcosa che non conosciamo,
qualcosa di nuovo.
E nonostante tutto, questa è la legge di tutti i progressi e sviluppi umani,
che passa attraverso momenti di instabilità;
e che potrebbe prendere un lungo tempo.
Più lungo di ciò che tu pensavi e ti aspettavi.
E così penso che sia anche con e per te.
Le tue idee maturano gradualmente;
lasciale crescere e prendere forma da sole;
senza troppa fretta
non forzarle nonostante tu potresti già essere oggi,
ciò che il tempo, la Grazia e le circostanze che agiscono sulla tua buona volontà,
farà di te domani.
Solo Dio può dire cosa sarà questo nuovo spirito che sta formando gradualmente
dentro di te.
Dai al Signore il beneficio della tua fiducia
perche è la Sua mano che ti sta conducendo;
e che accetti la tua ansietà del sentirti in sospeso e incompleto.

PIERRE TEILHARD de CHARDIN, S.J.

UN PASSAGGIO A KOROGOCHO

Prima di andare al luogo del mio ritiro sono passato da Korogocho. Come ben sapete è la missione in baraccopoli a Nairobi dove ho vissuto per molti anni e donato molto di me stesso. Ma ho ricevuto molto di più dalla gente stupenda che ho incontrato: dai poveri, dai bambini di strada, dai malati di aids, dalle donne costrette a prostituirsi, alcolizzati e drogati, ladri ed emarginati. Ma avevo trovato un’umanità ferita e crocifissa con la quale ho fatto un percorso di vita e di spiritualità che mi ha segnato per sempre, per tutta la vita e per la missione. Era per me passare là per celebrare la prima messa di una domenica qualunque senza aver preavvisato nessuno della mia venuta. Era importante passarci prima di darmi del tempo per pregare più intensamente anche per loro. Era un mio pellegrinaggio ad un “santuario dell’umanità ferita che cerca e grida al Dio della Vita”. Korogocho ha significato per me una sorgente di fede, fiducia e di coraggio per la vita e per la missione attraverso l’incarnazione in una realtà dura e difficile ma piena delle “Sorprese e Grazie di Dio” attraverso la testimonianza e vita della gente e dei poveri. I poveri ci convertiranno…..e questo per me è stato il mio punto di partenza nella verità evangelica. È stato una ricchezza e gioia reciproca il riabbracciare quelle persone che ho potuto incontrare e che ho care. Le loro storie, famiglie, difficoltà e sofferenze. Ma anche le gioie, le speranze e i sogni infranti e ciò che invece dà ancora vigore. È stato un tempo breve ma intenso. Un buon inizio del mio ritiro spirituale. Tanti ricordi, volti, storie, lotte comuni e di passione!

SUD SUDAN: UN LUNGO VENERDI SANTO DI PASSIONE!

Vorrei raccontarvi ciò che invece è la mia lotta quotidiana ora insieme al Popolo Sud Sudanese con il quale sto vivendo e soffrendo momenti difficili ma che nonostante tutto non ci sconvolge e distrugge. Scusate se prenderò un po’ di tempo per condividere questa situazione che il popolo e noi stiamo vivendo. Ma è un tempo di lotta, di pazienza e perseveranza……ci vorrà tempo ma la Speranza e la Vita trionferanno nonostante tutto!

Il popolo del Sud Sudan non meritava un’altra crisi politica e militare. Ciò che è successo dal Dicembre 2013 è qualcosa di assurdo. Dopo aver già sofferto perdite di oltre 2 milioni di persone per quaranta anni di guerra con il Sudan. Quando con l’accordo comprensivo per la pace (CPA) firmato a Nairobi nel 2005, la gente aveva pensato che la pace era arrivata finalmente. E anche quando il referendum e l’indipendenza nel 2011 arrivò tutti pensavano che la guerra ormai era passata definitivamente. Finalmente tutti gli incubi e le sofferenze della guerra erano finite.

§ L’INDIPENDENZA

E invece, dopo soltanto due anni e mezzo di indipendenza, ciò che era iniziata come una crisi politica ha preso la piega di una violenza inaudita e con il risultato di un ciclo di uccisioni etniche. Nessuno in passato ha mai vissuto e testimoniato di atrocità e uccisioni così efferate di migliaia di persone commesse da Sud Sudanesi verso altri Sud Sudanesi. Nessuno aveva mai visto città come Bor, Ayod, Malakal, Bentiu totalmente distrutte dagli scontri. In aggiunta a Bentiu e Malakal vi è stato un cambio di potere alternato per almeno 12 volte tra ribelli e SPLA (esercito del governo). Non si hanno stime accurate ma si dice oltre i 50.000 morti dopo un anno e mezzo di conflitto.

Non avevamo mai visto così tanti Sud Sudanesi sfollati e dispersi con una velocità e in quantità enorme in pochi giorni e settimane.

Ora più di 2 milioni sono scappati dalle loro case. Più di mezzo milione sono rifugiati a Kakuma (Kenya) e al confine con l’Etiopia, in Uganda e ancora più assurdo in Sudan. I cittadini del nuovo stato indipendente per sicurezza si sono rifugiati di nuovo in Sudan da dove erano stati mandati via e dal quale hanno votato per la separazione. Chi lo avrebbe mai pensato possibile dopo l’indipendenza?

§ LA FAME

E ora dopo un anno e mezzo di conflitto siamo a rischio di assistere e vivere la peggiore carestia della storia del nuovo paese che potrebbe coinvolgere più di 4 milioni di persone. E non perché la pioggia non è caduta ma bensì dal disastro causato dall’uomo e dalle sue distorte decisioni di potere per un conflitto assurdo.

E chi sta soffrendo come sempre è la gente, le donne, i bambini, gli anziani, le persone vulnerabili; chi si muove per paura e disperazione; coloro che hanno perso tutto; chi ha perso per sempre le persone amate; coloro separati dai loro genitori, le 150.000 persone che vivono ora in vari campi UN pieni di palta durante la stagione delle piogge; i milioni che sono affamati e non hanno più nulla e coloro che si sentono traditi dai loro leaders e si sentono male. Coloro che non hanno medicine, ospedali e dispensari e non hanno nessuno che può dare una pur minima mano.

§ MA DI CHI E’ LA RESPONSABILITA’?

Ma la responsabilità di questo disastro umano non è soltanto di un leader o di una tribù o comunità. Tutti i leaders del partito principale e quasi unico SPLM, chi al Governo del Sud Sudan, chi nella foresta o nelle paludi come ribelle del SPLM in Opposizione, chi fuggito ad Addis Abeba o Nairobi, hanno tutti la stessa grave e collettiva responsabilità di ciò che è successo e di ciò che la gente continua a soffrire. Soltanto loro con le loro coscienze possono fermare questa inutile e insensata guerra e violenza contro migliaia di civili e innocenti. Tutto questo poteva essere prevenuto. Le Nazioni Unite e la comunità internazionale ha cercato di evitare fino all’ultimo questa catastrofe umana. Nessuno si aspettava e poteva prevedere questa esplosione così immensa di violenza come un tornado per la velocità e la determinazione all’uccidere. E questa crisi generata proprio all’interno della leadership del partito al potere, il partito che aveva vinto la guerra contro il Sudan e il referendum per l’Indipendenza. Dopo decadi di sacrificio, morte e sofferenza il popolo aveva ottenuto la libertà, l’indipendenza e l’autonomia. E quasi subito tutto questo si è ritorto contro se stessi buttando all’aria tutto ciò che erano le ottime opportunità di sviluppo e di cambiamento per la gente e per il futuro. Ora sono i “politici-soldato” che possono e devono fermare questo conflitto che hanno causato.

§ IL PAESE E’ TORNATO INDIETRO

Il paese è stato portato indietro di decine di anni. Già rispetto agli altri paesi africani limitrofi eravamo indietro di oltre 50 anni in vari settori sociali, economici, infrastrutture ecc. Questo terribile conflitto ha portato disastrose distruzioni di città e proprietà da una parte. Ma le divisioni e le ferite di quaranta anni di guerra sono enormi e si sono riaperte di nuovo con questa guerra civile. E se ne sono aggiunte altre. La divisione e sospetto tra comunità è enorme specialmente dinka e nuer ma sta toccando anche altre comunità etniche. Può portare ad un inasprimento della situazione. È certamente un momento difficile per la storia del nuovo paese ma anche della regione che non aveva mai toccato picchi così alti di divisione anche durante il regime arabo sudanese di Omar El Bashir. Il progetto di costruire una nuova nazione che era già arduo prima, ora è diventato estremamente difficile. È un tempo di attesa e anche di grande sofferenza per le tante speranze che i giovani, le donne, la gente, i bambini avevano riposto in una nuova nazione-stato che stava crescendo come una novità, che si stava conoscendo piano piano.

§ TRATTATIVE DI PACE?

Trattative di pace e di dialogo con commissioni miste di governo e di ribelli sono andate avanti per circa un anno e mezzo e speso più di 25 milioni di dollari. Ma non hanno mai raggiunto nulla di concreto e valido per la gente che soffre. Tante firme ma nessun rispetto di trattati e pezzi di carta in barba alla gente che continua a morire e soffrire ingiustamente. E nonostante questo tutto ancora dipende da queste persone se ci sarà davvero un giorno, un tempo di ritorno alla normalità e alla pace. In questi giorni sono in atto ancora dei colloqui di pace ad Addis Abeba e come sempre tutti noi con la gente ci aspettiamo qualche passo difficile ma importante che le due parti devono fare. Per il bene della gente e il loro futuro.

I problemi non sono iniziati il 15 Dicembre 2013 con la crisi politica e il conflitto tra governo e opposizione, tra due etnie nomadi e in maggioranza numerica: i Dinka e i Nuer.

§ LE TRE MALATTIE

Il Sud Sudan è afflitto da tre malattie croniche sin dal 2005 tempo del CPA:

◾Il cancro della corruzione che con il petrolio è diventato una maledizione e non una benedizione per il paese e per la sua gente.
◾Il potere dei fucili e non della legge: l’impunità delle forze di sicurezza e dei servizi militari che si sentono di avere il potere nelle loro mani. Anche di sottrarre proprietà e di derubare il popolo.
◾Potere di una elite che serve l’elite e si appropria delle risorse comuni per condividere quasi nulla per la gente.

E queste “malattie” sono state contagiose durante tutto il periodo ad interim e anche dopo l’indipendenza. E queste malattie hanno influenzato le strutture governative e militari ma anche la popolazione. Esse hanno la capacità di fare del Sud Sudan un giovane paese fallito. La corruzione è un cancro e ne sappiamo qualcosa anche noi in Italia ed Europa. Si espande dovunque e può raggiungere ogni parte di questo nuovo assetto sociale per il più giovane stato africano e mondiale. E se non si riesce a fermarlo diventerà quasi impossibile farlo durante il proseguo del cammino. Certamente vuol dire un lavoro di concerto con le varie realtà dello stato compreso le Chiese e ogni istituzione e persona di buona volontà. Perché il paese possa diventare davvero il paese della gente che vuole la pace. E non dell’ elite minoritaria che attualmente sta al governo o al potere dei ribelli e comanda ogni operazione e continua questo assurdo conflitto.

§ SOLUZIONI ALLA BAND AID? Preghiamo e speriamo che i colloqui di pace dell’IGAD+ (I paesi africani limitrofi riuniti anche con altri paesi africani, USA, GB, Norvegia, Cina, EU etc.) non siano solo soluzioni temporanee alla BAND AID cioè con la “soluzione a cerotto veloce” dei vari problemi. Ma che possano portare al tavolo i dissidenti che contano. Si possa costruire davvero un piano di lavoro che prenda sul serio la situazione della propria gente e non della propria elite al potere e le loro famiglie. Bisogna arrivare a curare e non a mettere cerotti alle situazioni e curare malattie croniche come corruzione, potere nella mani dei pochi e dell’esercito e chi ha il potere su di esso.

Una nuova leadership che prenda veramente a cuore la sorte del paese e della sua gente e fare riforme chiare e trasparenti, sicurezza e giustizia vera. Ma non è e non sarà facile trovare nuovi e onesti leaders. E sopratutto che i colpevoli di tutte queste atrocità e violenze possano essere cercati e giudicati per evitare l’impunità che rimarrebbe nel cuore e nella mente di milioni di cittadini che hanno già vissuto sofferenze, traumi e divisioni continue. E la storia non avrebbe più fine…….se non si metterà la parola fine a questa assurda e triste storia umana.

§ ECONOMIA ALLA DERIVA

Non è una guerra della gente ma di alcune persone che tengono ostaggio un paese con lo strumento più potente che è quello dell’etnia. Il conflitto attuale ha avuto l’effetto di far cadere drasticamente la produzione del petrolio, la principale risorsa di entrata per il paese. La guerra ha portato alla distruzione di quasi tutti i pozzi petroliferi attuali. Quindi l’economia è stagnante e in piena crisi finanziaria. Tutti le merci e il cibo viene importato dal Kenya e dall’Uganda. I prezzi dei prodotti è aumentato drammaticamente. Il governo non ha soldi per pagare i salari e la criminalità è aumentata dovunque. La svalutazione della moneta locale è alle stelle. Gente sempre più affamata compie azioni disperate. Anche nelle parrocchie, chiese, capanne della gente e in luoghi che prima non venivano toccati ora non sono più sicuri.

§ ABUSI E ATROCITA’

Recentemente, l’agenzia delle Nazioni Unite, UNICEF e confermato da HUMAN RIGHTS WATCH, hanno raccolto prove da sopravvissuti e hanno diramato questo comunicato:

“Circa 129 bambini dello Stato dell’Unità sono stati uccisi in sole tre settimane nel mese di Maggio 2015. Sopravvissuti testimoniano che ragazzi sono stati castrati e lasciati sanguinare fino a morire…. Ragazze di 8 anni sono state stuprate e uccise….Bambini sono stati legati assieme prima che i loro killers gli tagliassero le gole…. Altri sono stati gettati vivi nelle capanne che stavano bruciando…….Nel nome dell’umanità e della comune carità questa violenza contro gli innocenti deve finire….”

Davvero un’orrore. Quello che più disturba è che queste atrocità sono attuate dalle truppe dell’esercito governativo, quelle che dovrebbero proteggere la gente e mantenere la legge e l’ordine. E il governo le ha respinte come notizie non vere. Ed insieme all’esercito regolare, cosa ancora più agghiacciante, c’era anche il clan Bul dell’etnia Nuer che stanno uccidendo la loro gente. Questo clan sostiene il governo centrale a maggioranza dinka in questa guerra assurda. Anche le altre 61 tribù del paese si stanno spazientendo e ribellando anche se per il momento non ancora prendendo posizione per l’una e l’altra parte. Le recriminazioni sono comunque contro il governo che è accusato di non fare nulla per cambiare la situazione del paese e incapace di portare pace e sicurezza negli altri 7 stati dove non c’è la guerra civile ma si vive il conflitto sempre più indirettamente con aumento di criminalità, povertà, disoccupazione e un’economia allo sbando.

@ COME E’ DIFFICILE ESSERE BAMBINE E DONNE in SS

◾In Sud Sudan 7.3% delle bambine sono maritate prima che raggiungano i 15 anni e il 42% tra l’età dai 15 ai 18 anni. Questo contribuisce all’abbandono delle ragazze dalla scuola prima che finiscano il ciclo completo degli 8 anni di scuola. L’analfabetismo in SS è del 67% e per le donne è quasi il 90%. Le ragazze che si iscrivono alla scuola primaria sono il 37% del totale e soltanto il 7% completa il curriculum fino alla fine. E soltanto il 2% prosegue gli studi per entrare alla scuola secondaria.
◾SS ha anche il più alto tasso di mortalità al mondo. Muoiono circa 2054 bambini per 100,000 nascite. Molte sono le morti delle madri durante i parti per mancanza oltre che di personale preparato anche di condizioni igieniche e luoghi come dispensari e ospedali.

@ ALCUNE STATISTICHE DELLA GUERRA…..

◾Soldi di sangue: il Sud Sudan ha speso almeno 1 miliardo di dollari in armi e sistemi di controllo da quando la guerra è iniziata nel Dicembre 2013.
◾Donne e bambini prima di tutto: a Juba, l’80% degli sfollati per il conflitto sono donne oppure giovani o bambini sotto l’età dei 18 anni.
◾Persi nel disastro: 802.122 bambini Sud sudanesi sono sfollati. Questo è un equivalente di 29,387 classi di scuole primarie
◾Imparare dalla dura realtà: 400.000 bambini non possono andare a scuola da quando la guerra civile è iniziata.
◾Tre…: in Sud Sudan, ci sono 3 sfollati ogni minuto per il conflitto.
◾Niente infanzia: Nell’ultimo anno 2014, 12.000 bambini sono stati arruolati e usati come bambini soldato da forze e gruppi di tutte e due i fronti.
◾Fame: 2 persone ogni 5 in Sud Sudan potrebbe essere a rischio di sicurezza alimentare dalla metà dell’anno 2015.
◾Proiettili a spasso: in un solo imbarco, una compagnia Cinese ha esportato verso il Sud Sudan 27millioni di proiettili nel 2014: abbastanza per allinearli uno ad uno da Londra fino a Roma.
◾Un’affare Internazionale: in Sud Sudan stanno circolando in questo tempo armi e munizioni da almeno 9 paesi di 3 continenti.

Dati dalla campagna: CONTROLLARMS.org

Anche i vescovi cattolici stanno tentando di far sentire insieme la loro voce e hanno scritto qualche tempo fa una lettera pastorale molto forte e diretta a tutti i cittadini ma soprattutto al governo e all’opposizione. Ne stralcio solo qualche frase: “Questa guerra è male! Come popolo non dobbiamo aver paura di dire il peccato per quello che è. E per questo diciamo che questa guerra è un grande peccato! ….. Come la nostra nazione può crescere se i soldi vengono spesi per distruggere invece di costruire strade, scuole, ospedali e attività di sviluppo? Come instaureremo una democrazia civile se la nazione rimane così militarizzata? …..Questa guerra è per il potere e non per il bene e futuro della gente. L’aspirazione di individui e fazioni hanno portato a un ciclo di vendette assassine. La nazione ha bisogno di essere salvata da questo grande peccato e assurdità…..”

§ LE CHIESE E IL NOSTRO SOGNO

Le Chiese, la minoranza Islamica e altre agenzie stanno cercando con determinazione di promuovere iniziative di dialogo, riconciliazione e guarigione dai traumi. Anche il nostro sogno comune ideato con tutti i religiosi cattolici nel paese cioè il centro di spiritualità, formazione umana, riconciliazione, trauma healing e peace building sta crescendo a Kit alle porte di Juba, la capitale del paese. Ci vorranno ancora qualche mese ma è una delle belle notizie da condividere dentro questo momento difficile. Anche voi avete contribuito con preghiere e finanziariamente a che questa iniziativa trovasse il suo coronamento. La Provvidenza ci ha davvero sorpreso e mandato un grande segnale di solidarietà e incoraggiamento! Speriamo a maggio/giugno 2016 di poter annunciare che il centro è pronto per accogliere incontri tra gente di varie etnie e costruire insieme un Sud Sudan in pace, diverso e migliore. Ci vorrà un grande lavoro di riconciliazione soprattutto per i giovani, bambini e donne soprattutto. È un ministero grande e prezioso di cui abbiamo tanto bisogno.

“E’ stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione. Noi fungiamo quindi da ambasciatori per Cristo, come se Dio esortasse per mezzo nostro. Vi supplichiamo in nome di Cristo lasciatevi riconciliare con Dio….” (2 Cor 5,19-20)

Ma nonostante questa situazione difficile, la gente è gioiosa e amichevole e continua a resistere e andare avanti con coraggio. Questo è sempre il grande Mistero di Dio dentro la grande povertà e sofferenza! Lo notavo spesso anche a Korogocho….Dio ama i poveri e chi soffre in maniera speciale! E ce lo conferma anche S.Paolo in una delle sue lettere:

“Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.” (2 Cor 4,7-10)

§ ANCHE I MISSIONARI IMPARANO….

C’è sempre più gente che chiede elemosina e aiuti di vario genere dovuto alla situazione economica disastrosa per tutti specialmente per la gente più a rischio che è sempre di più. Una delle cose che anche noi missionari impariamo in situazioni di questo tipo è appunto accettare le limitazioni ed essere grati per ciò che si ha piuttosto che lamentarci per ciò che non abbiamo. Raramente sentiamo la gente qui in Sud Sudan lamentarsi. Ci sarebbero molte cose e situazioni per cui lamentarsi. E decenni di vita dura, soprusi e sofferenze hanno insegnato loro a concentrarsi e limitarsi a ciò che hanno che è sempre meno. E a non invidiare ciò che gli altri hanno. È gente che sa essere grata. Impariamo anche noi ad apprezzare i valori che ci svelano attraverso la loro testimonianza e resistenza.

§ SOUTH SUDAN IS MY TRIBE

Spero tanto che lo slogan che ho visto su di una maglietta nelle strade di Juba possa diventare un giorno realtà! E soprattutto ora sia un impegno di tutti coloro che amano la gente e il Sud Sudan: ‘South Sudan is my tribe!.’

Mai perdersi d’animo e disperare…..anche un grande uomo africano come Nelson Mandela ci è di sprone e da testimone credibile in questo lungo cammino di passione:

“Sono fondamentalmente un’ottimista….Parte dell’essere ottimista è tenere il proprio volto verso il sole, e sempre il passo che avanza. Ci sono stati molti momenti bui quando la mia fede nell’umanità è stata fortemente provata ma non ho voluto, non ho potuto darmi per vinto e lasciar spazio alla disperazione…..” Nelson Mandela

ESSERE PROVINCIALE: DOPO 5 ANNI….

Un’amica mi ha mandato un messaggio chiedendomi gentilmente di scrivere in questa lettera agli amici qualcosa di ciò che vivo come provinciale. E allora sono tornato a ciò che vi avevo già scritto qualche anno fa, proprio agli inizi del mio mandato come superiore provinciale dei comboniani in Sud Sudan. Esattamente a 3 anni fa nel 2012. È sempre molto interessante tornare a rileggersi dopo qualche tempo…..

In quella lettera scrivevo così: “Il provinciale dei missionari comboniani in Sud Sudan. Mamma mia qualcuno direbbe. E che è questa roba? E cosa vuol dire “provinciale”? In poche parole è un ministero che mi è stato affidato e “offerto” dallo scorso anno (2011) come nuovo passaggio per la mia vita per crescere come uomo, cristiano e missionario. Di questo invito a crescere nella fede ne sono certo perché non era nei “miei programmi”. Affatto. Sono stato scelto e votato dai miei confratelli alla fine del 2010. Ho fatto anche “resistenza” all’inizio perché non ritenevo di esserne all’altezza e la persona giusta; anche perché sentivo forte ancora il desiderio di ritornare in qualche baraccopoli dell’Africa anglofona. E questo desiderio lo sento ancora e magari si realizzerà in futuro. A Dio piacendo! E poi ho compreso nella fede come il Signore “passa” e ti affida responsabilità che neanche tu stesso avresti pensato anche attraverso situazioni di questo genere. Io che ero appena arrivato da poco più di un anno e mezzo in Sud Sudan.

Certo non è un facile ministero essere responsabile e coordinatore di circa 50 missionari sparsi in tutto il Sud Sudan con caratteri e personalità diverse, con esigenze e bisogni diversi. Tra l’altro in un tempo non facile e di transizione per il nuovo paese. Ma siamo qui per costruire il Regno di Dio e questo ciò che conta di più e che mi e ci dà più forza. Ogni difficoltà, resistenza, problema o ostacolo trova sempre la sua trasfigurazione proprio nell’offrirlo a Colui che mi ha dato questa responsabilità e impegno. Durante quest’anno ho viaggiato parecchio in tutte le nostre missioni e anche in altre zone di questo povero ma ricco paese nel Sud del Sudan, un tempo il paese più grande dell’Africa. Il mio compito è di visitare i miei confratelli attivi nelle missioni, incoraggiarli e trovare soluzioni insieme nelle difficoltà comunitarie. Spronarli a cercare prospettive future della missione. La realtà è dura in diverse parti di questo paese. Molta gente si sente isolata specialmente durante la stagione delle piogge e in diversi casi anche a rischio durante gli scontri tribali che ogni tanto succedono soprattutto nelle terre dei Dinka e Nuer. Incontro anche i vescovi cattolici del paese, partecipo ai loro incontri cercando di aiutarli a discernere la realtà puntando anche su azioni coordinate e di più ampio respiro se si riesce. La Chiesa è ancora giovane e ha bisogno di camminare ancora molto. E noi missionari che abbiamo buttato le fondamenta di essa dobbiamo continuare a credere fortemente in ciò che il nostro fondatore S. Daniele Comboni ha creduto fin sul letto di morte: Salvare l’Africa con l’Africa! Cioè rigenerare la società, la Chiesa con gli Africani stessi cominciando da chi fa parte della comunità cristiana.

Vivere questo ministero vuol dire per me ora pregare di più sia per me che per i miei confratelli. Per me stesso perché possa insieme ai 4 consiglieri eletti dai confratelli amministrare e condurre la vita e la visione comboniana con la dovuta saggezza e lungimiranza. Il Sudan e Sud Sudan, è la terra del Comboni e quindi mi affido sempre al suo grande aiuto. Per i miei confratelli perché possano trovare sempre la forza, il coraggio e le motivazioni per essere davvero al servizio del Vangelo, della gente e dei poveri con la dovuta serenità e gioia. Scopro così che Lui ci dà anche l’opportunità di far crescere la missione e se possibile di farla vivere più in pienezza organizzando momenti di riflessione e confronto, approfondimento e studio, preghiera e condivisione sia tra noi ma sempre aperti agli altri. Essere punto di riferimento di molti qui in Sud Sudan e all’estero per dare una mano alle missioni e viceversa. Insomma un altro modo di vivere la mia vocazione e missione per questo tempo. Almeno per questi primi tre anni …..poi vedremo. Solo il Signore sa…..”

E infatti i tre anni di mandato sono passati e sono stati anche….riconfermati per altri tre. Fino al Dicembre 2016 a Dio piacendo. Accolti sempre con “resistenza” ma poi accetto e cerco di viverlo come un servizio ai miei confratelli e alla gente del Sud Sudan e così scivolano via senza nemmeno accorgersi. Infatti l’anno prossimo sarà già l’ultimo anno e non si potrà più rieleggere lo stesso provinciale per un terzo mandato. Quindi continuo a lavorare con passione come sempre e mi preparo ad un passaggio che certamente sarà gradito e accolto. Dove e come…non si sa. Solo Lui lo sa….come sempre!

Come ministero confermo tutto ciò che avevo già scritto qualche anno fa. La parte più difficile di questo ministero e leadership è sicuramente la dimensione dei rapporti interpersonali che si vengono a creare essendo il responsabile dell’intero gruppo. E così come in ogni famiglia, anche per noi bisogna intervenire per il bene del confratello e della missione….ma non sempre si è capiti e compresi. Ed è questo sicuramente la parte più delicata e difficile del mio servizio….per il resto il Signore mi ha sempre dato una grande mano. E me lo ha mostrato molte volte.

Vi chiedo invece di pregare per noi e di sostenerci in questo prossimo mese di Settembre 2015. Infatti dal 29 Agosto al 4 Ottobre 2015 ci sarà il nostro capitolo generale dei Comboniani a Roma. Più di 70 delegati da tutte le province comboniane nel mondo che si riuniscono per discutere, riflettere e cercare nuove vie per la missione del 21° secolo e confermare la fedeltà alla costruzione del Regno di Dio. E alla fine ci saranno anche le elezioni per il nuovo consiglio generale. Anche io ci dovrò partecipare al capitolo in quanto provinciale del Sud Sudan. Vi chiedo una preghiera speciale per tutti noi.

PAPA FRANCESCO E L’ENCICLICA “LAUDATO SI’”

Qualche tempo fa, qualcuno di voi mi ha fatto notare una cosa molto curiosa e bella. Nella condivisione con amici l’argomento è andato su ciò che dice e fa ora il nostro grande Papa Francesco. Soprattutto si riferivano agli incontri che io, l’amico padre Alex Zanotelli, altri comboniani e missionari in genere facevamo e continuiamo a fare di tanto in tanto in giro per l’Italia. E dicevano: “Ma Daniele. A noi sembra che quello che dice Papa Francesco oggi siano le stesse cose che voi comboniani continuavate a dire da trent’anni a questa parte. Gli stessi temi e la profondità con cui Francesco lo fa ci fa crescere e confermare che siamo sulla strada giusta.”

Beh con la giusta umiltà e ironia mi sembrano parole davvero gratificanti da parte di amici e chi ha sempre sostenuto il lungo cammino dell’impegno per i poveri, la pace, giustizia, salvaguardia del creato, solidarietà e contro ogni forma di sopruso sia qui in Italia che nel Sud del mondo. È il destino dei missionari…..o almeno per qualcuno di loro. Molto spesso “chiamati a vedere più in là” profeticamente rispetto a ciò che la Chiesa locale oppure la società che guarda al proprio ombelico fa fatica a scorgere o non vuole vedere il nuovo che avanza o le ingiustizie che il sistema imperante continua a fare in tante parti del mondo cominciando da casa propria. L’essere missionari in varie parti del mondo è anche un privilegio perché ci dona uno sguardo mondiale e allo stesso tempo locale che non molti hanno. E si vivono fenomeni e movimenti in prima linea e si paga anche in prima persona. E così è stata molto gradita l’ultima enciclica di Papa Francesco “Laudato Sì” sulla cura della casa comune: il mondo, il suo ambiente e la creazione. Ci sono passaggi interessanti e puntuali sulla situazione della nostra casa comune che pochi stanno distruggendo in maniera selvaggia solo per profitto e condannando milioni di persone a vivere vite alla deriva. Papa Francesco è riuscito ancora una volta a farci riflettere di più su un argomento che coinvolge tutta la nostra vita interiore ed esteriore. O ci salviamo insieme o periamo tutti insieme!

“La di­struzione dell’ambiente umano è qualcosa di mol­to serio, non solo perché Dio ha affidato il mon­do all’essere umano, bensì perché la vita umana stessa è un dono che deve essere protetto da diverse forme di degrado. Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli “stili di vita, i modelli di pro­duzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società” . L’autentico sviluppo umano possiede un carattere morale e presuppone il pieno rispetto della persona uma­na, ma deve prestare attenzione anche al mondo naturale e « tener conto della natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un si­stema ordinato.”

(5 Laudato Si)

E ci invita anche a fare dei passi concreti tutti insieme. Non solo i potenti che stanno distruggendo la creazione ma ognuno di noi nel cambiamento e conversione di cui abbiamo bisogno per riscoprire una vita migliore in questo bellissimo mondo.

“La sobrietà, vissuta con libertà e consa­pevolezza, è liberante. Non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario. Infatti quel­li che gustano di più e vivono meglio ogni mo­mento sono coloro che smettono di beccare qua e là, cercando sempre quello che non hanno, e sperimentano ciò che significa apprezzare ogni persona e ad ogni cosa, imparano a familiarizza­re con le realtà più semplici e ne sanno godere. In questo modo riescono a ridurre i bisogni in­soddisfatti e diminuiscono la stanchezza e l’an­sia. Si può aver bisogno di poco e vivere molto, soprattutto quando si è capaci di dare spazio ad altri piaceri e si trova soddisfazione negli incontri fraterni, nel servizio, nel mettere a frutto i propri carismi, nella musica e nell’arte, nel contatto con la natura, nella preghiera. La felicità richiede di saper limitare alcune necessità che ci stordiscono, restando così disponibili per le molteplici possi­bilità che offre la vita.

(223 Laudato Si)

E allora ti invito amico/a mia a comprare una copia dell’enciclica e di leggerla seriamente. È un’ottima riflessione su ciò che succede in questo mondo e nel suo sistema. E magari alla fine di regalane una copia anche a qualche tuo amico/a così che possa diventare anche un modo per essere parte attiva a questo cambiamento che tutti noi abbiamo bisogno di fare. Ma non solo con questo gesto ma anche con azioni personali, famigliari, comunitarie e di cittadinanza universale. Perché sì….siamo cittadini del mondo e non solo del tuo piccolo villaggio o città. Io mi sento parte integrante di questo mondo universale…..ed è una cosa molto bella sentirsene pienamente parte sia dei problemi che dei sogni di tanti popoli di questo stupendo mondo creato al servizio di tutta l’umanità e dono da preservare.

E così caro amico/a ti lascio con una piccola storiella che penso ti piacerà. E magari ci faccia pensare un po’ di più sul nostro essere più contenti di ciò che si è e di ciò che si ha. È tutto qui il segreto della vita…..!

AMA CIO’ CHE HAI…..

Un giovane regala alla sua fidanzata una bambola. Lei si innervosisce perché non le piace e butta la bambola in strada.

Il fidanzato le dice: “Perché hai buttato la bambola in strada?” “Perché non mi piace il tuo regalo” le risponde la ragazza. Così lui scende in strada per riprendere la bambola. Ma all’improvviso una macchina lo investe e lo uccide.

Il giorno dei suoi funerali, la fidanzata in lacrime prende la bambola e la stringe forte a sé. Premendo forte la bambola improvvisamente questa esclama: “Mi vuoi sposare?” La ragazza impaurita fa cadere la bambola. Cadendo, la bambola fa uscire due fedi da una tasca cucita e nascosta…… per la richiesta a …..sorpresa!

Morale della storia: Impara ad amare ciò che hai prima che la vita ti insegni ad amare ciò che hai perso!

Come saprai già sarò in Italia dal 14 Agosto e ci rimarrò fino al 21 Ottobre 2015 (vedi sotto miei recapiti e telefono). Ma come avrai già notato e letto sarò impegnato a Roma molto tempo per il nostro capitolo generale dei Comboniani. Spero comunque di poterti incontrare e parlarci per continuare il nostro cammino di amicizia e di missione comune nella costruzione del Suo Regno.

Un grande abbraccio fraterno e un mondo di AMANI.

Padre Daniele

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